mauro donini

 

 

SCHERZI GIOVANILI 

piccole poesie d'amore.... o quasi!

RACCOLTA:  1,  1958 - 1960

 

L'INCONTRO

Ti ho vista.

Ho guardato dentro i tuoi occhi

Ho sentito le tue mani gelide 

avvinghiarsi a me

per avermi. Per un attimo.

Ho gustato di nuovo il sapore

delle tue labbra.

Un timore nascosto aleggia in me

ma mi sento forte .

Quando sento il tuo respiro 

carezzare caldo il mio orecchio

ripenso alla sera che ci vide timidi :

osare il primo bacio.

 Il piacere. La paura. La voglia d'infinito.

Io ragazzino. Tu molto più donna.

E mi fa ripensare al giorno in cui, 

sulla sabbia dell'Oglio, bambino ,

giocavo con la morte tra bombe inesplose .-

 

 

 

LA MORTE DEL FICO DI CASA MIA

Anche il fico ha perso le foglie.

L'amico fidato e segreto

ha perso le foglie per sempre.

No! Fermo! A me quella scure.

Addio amico fedele -

Non avrò il tuo fresco silenzio

l'estate ventura. 

Le tue vecchie ferite 

ormai non dolgono più.

A me quella scure!  Perdona!

Ti giuro, amico gentile, che i colpi 

che stò per librare, son baci .

Lento , con calma maestosa

ti abbatti sul suolo riarso.

Ora porti con te i miei segreti

sussurrati, negli anni, ai tuoi rami.

Ormai, anch'essi, con te 

finiranno nel fumo del fuoco

che presto ti andrà consumando.

 

 

TRAMONTO

L'eterea bellezza di un tramonto

ricorda che un giorno finisce.

Il dolore del distacco è ricordo,

è stanchezza di gioia , frutto di felicità.-

La tela di ragno dell'oblio 

prende i ricordi e li divora.

Il giorno che muore ha visto il mosaico

di mille piccole cose che riempion le ore.

Il tramonto ricorda che un giorno finisce.

Muore  portando con se una parte di noi.

Non c'è dolore di distacco.

Nè suonano a morto campane .

Non è tragedia ma festa: 

il giorno che muore promette un nuovo domani.

 

 

SOGNO

I giunchi del fiume si piegano

docili sotto il piede 

del vento caldo della notte 

che addensa nubi di pianto.

Una luce. Un battito d'ali.

Si risveglia la smania di vita.

Il rapido andare del tempo

distrugge ogni istante, ogni cosa, 

con l'oblio ch'è trasmesso 

dal freddo giaciglio di pietra

al mio nudo corpo sopito.

Madido, stanco, infelice, 

io guardo a ritroso nel tempo e ti vedo:

dolcissimo amore passato, 

E mi sveglio.

 

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